A proposito della Legge Finanziaria

Al di là di una serie di problemi che i contenuti delle politiche economico-sociali avviate dal nuovo governo pongono alle piccole imprese - soprattutto attraverso il decreto Bersani ed alcuni passaggi della Legge Finanziaria - la connotazione ideologica di tali iniziative merita una qualche riflessione. Del decreto Bersani-Visco non possiamo condividere la selettività, pur apprezzandone il principio ispiratore: se liberalizzazione dev'essere, è opportuno - oltre che necessario - procedere senza riguardi per nessuna delle categorie privilegiate o protette. Per quanto attiene alla Finanziaria è evidente che alcune iniziative (versamento del TFR all'INPS, inasprimento degli studi di settore, nuove aliquote fiscali, incremento delle tariffe e delle imposte locali, indeducibilità delle spese per auto aziendali, eliminazione del 5 per mille per il terzo settore…) sono da giudicarsi del tutto inopportune, così come il rapporto tra nuova imposizione fiscale e tagli alla spesa, come ha autorevolmente ricordato anche il Governatore di Bankitalia. Ma le più forti perplessità sia sul Decreto Bersani-Visco, sia sulla Legge Finanziaria, si originano dalla constatazione che il contenuto di tali norme mostra con evidenza una separazione netta tra gli obiettivi di carattere economico e quelli di natura sociale, l'integrazione dei quali è stata in passato il momento qualificante del processo di modernizzazione del background ideologico della sinistra riformista (ma anche del pensiero liberale). In effetti la componente più moderata dell'attuale Governo ha sostenuto le ragioni della ripresa dell'economia, mentre la sinistra radicale ha fatto proprie le ragioni della solidarietà sociale. Tra le parti non c'è stato dialogo e, soprattutto, nessun tentativo di integrazione. Con il risultato che i provvedimenti attuati e quelli in corso di definizione non sono il frutto - come è avvenuto in passato - della mediazione tra ideologia e politica o tra interessi e ideologia o, ancora, tra economia e società: l'unico intreccio che sopravvive è quello tra politica e interessi (economici o di consenso). La conseguenza è, nella fattispecie, un complesso di norme fortemente sconnesse e sbilanciate: nelle aree in cui prevalgono le ragioni dell'economia paga pegno il sociale, nelle aree in cui il sociale la spunta, paga pegno l'economia. E tutto questo, oltre a costituire un precedente pericoloso, poiché ci riporta alla stagione della segmentazione in chiave classista della società e, quindi, della contrapposizione tra gruppi e ceti sociali, determina una forte penalizzazione delle iniziative mirate alla crescita. Questa dicotomia ha influito negativamente sulle scelte fin qui operate e rischia, laddove la legge finanziaria non venga corretta in modo significativo, di annullare gli effetti della timida ripresa in corso, penalizzando cittadini e imprese, vanificandone gli sforzi ed il quotidiano impegno e mortificandone l'entusiasmo e la voglia di fare, presupposti indispensabili per conseguire l'obiettivo del rilancio del Sistema Paese. Lorenzo Strona Presidente Unicom
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