DDL Gentiloni

Una testata del settore del 13/10 riporta una dichiarazione a caldo di Lorenzo Strona sul tema del DDL che modifica, o meglio, sostituisce la Legge Gasparri (a suo tempo oggetto di severe critiche da parte del nostro Presidente). “Non ho ancora avuto modo di esaminare il testo del DDL - afferma Strona - tuttavia, stando alle prime notizie che apprendo dai lanci d’agenzia, posso esprimere la sensazione che ci si trovi in presenza dell’ennesimo episodio di dirigismo da parte dell’Esecutivo. Certamente del decreto in questione non approvo la volontà di ingerenza pubblica in Auditel, uno strumento messo a punto e gestito dagli attori del mercato della comunicazione, sul quale non si sente alcun bisogno di un “controllo” da parte dello Stato. Per quanto concerne il tema delle posizioni dominanti, bisognerà capire bene cosa si intende con il 45% del mercato televisivo. Messa in questi termini l’iniziativa ha il vago sapore di norma punitiva nei confronti di un’azienda che - lo si voglia o no - rappresenta un patrimonio di questo Paese. In merito al passaggio al digitale di Rete 4 (peraltro già previsto della legge Gasparri) non mi pare crei un grosso problema. Piuttosto sono curioso di capire quale delle reti Rai subirà le stessa sorte e chi dovrà far fronte alle conseguenze del ridotto introito pubblicitario dell’emittente nazionale qualora, come sembra, la scelta dovesse cadere su Raidue. Per quanto concerne infine gli annunciati benefici che dovrebbero ricadere sugli altri comparti del sistema mediatico nazionale ritengo assai improbabile che l’iniziativa riesca a dirottare investimenti significativi sulla stampa quotidiana o sull’emittenza locale. La scelta delle imprese investitrici continuerà ad essere orientata da un’attenta valutazione del rapporto costo-beneficio e non sarà certo una legge ad orientare investimenti su mezzi che non garantiscono adeguati ritorni. Potrà succedere invece che si riduca ulteriormente il volume degli investimenti, poiché un’ulteriore innalzamento della soglia d’accesso al mezzo televisivo, metterà fuori gioco le imprese meno dotate di risorse economiche da destinare alla comunicazione”.
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