La rivoluzione di Google nei processi di ricerca #2: Google+

Alzi la mano chi non si è mai chiesto…ma, Google+?
Sappiamo che il “giovane” (nato nel 2011) social network ha un padre di tutto rispetto, padrone incontrastato della ricerca sul web, ma a dispetto dei proclami istituzionali, la percezione comune è di un social che non sia mai riuscito a decollare.

Ecco come stanno davvero le cose: recenti statistiche dimostrano che in Italia G+ viene utilizzato da 3.8 milioni di persone al mese, 2 dei quali da mobile. Il 68% degli utenti condivide foto, il 54% lo usa per restare in contatto con le proprie cerchie, il 42% per interagire con i contenuti prodotti dai brand del cuore. (fonte:GlobalWebIndex)

Numeri a parte, vediamo in che modo Google+ influenza i processi di ricerca in particolare delle persone loggate ai servizi Google.

- Authorship: associazione del profilo Google + ai contenuti che un utente crea nella rete. Gli articoli scritti da un autore che Google ritiene autorevole (perché inserito in molteplici cerchie, o per l’alta interazione provocata dai contenuti prodotti) saranno tendenzialmente portati alle prime posizioni.
- Social Search: Google predilige i +1 e le condivisioni dei nostri amici sui social per decidere che contenuti evidenziare durante una ricerca. Più un contenuto è condiviso dai nostri contatti, più sarà rilevante per noi.

Questo per comprendere che quando Google decide di evidenziare un contenuto nelle pagine di ricerca profilato per noi, lo fa tenendo in considerazione quali articoli, immagini, news o altro sono stati precedentemente condivisi dai nostri amici e contatti sui social network.

Francesco Ferro
Ceo Integra Solutions

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