L’occhio del padrone ingrassa il cavallo… e l’agenzia? Il parere di Federico Rossi.

18-banner-orizzontale-OPCC
Se vogliamo, giustamente, parlare di imprese di comunicazione e non di studi, agenzie e altre forme di aggregazione, l’imprenditore conta moltissi­mo. Per definizione. E conterà sempre di più come figura in grado di dare una visione di lungo periodo e un progetto strategico profondo.
Un imprenditore che si evolve dalla figura classica di portatore di capitale (o di lavoro) per arrivare a una nuova e più dinamica figura di coordinato­re, di organizzatore e di visionario.
Il mercato si sta evolvendo verso una dicotomia molto forte.
Da una parte le piccole strutture, molto flessibili, poco organizzate e in grado di dare “di tutto un po’” ma senza grandi eccellenze. Dall’altra parte le imprese di comunicazione.
Le piccole strutture saranno destinate a rimanere piccole schiacciate da un’eterna battaglia di prezzo e da una sopravvivenza legata a qualche cliente consolidato nel tempo che garantisce la tenuta nel brevissimo periodo.
Le imprese di comunicazione, proprio perché gestite come aziende, saranno in grado di ambire a traguardi più ampi. Le strutture che resteranno nella “terra di mezzo” dovranno decidere da che parte andare: ridimensionarsi e gestire il quotidiano, strutturarsi come azienda e provare a pensare in grande.
Il passaggio non è semplice perché, storicamente, le agenzie sono state sempre sbilanciate verso la produzione creativa. Ovvero hanno sempre river­sato totale attenzione all’output del proprio lavoro senza preoccuparsi molto dei processi e delle strutture organizzative.
Anche i titolari di queste strutture, di fatto, raramente si sono mossi come imprenditori ma come professionisti evoluti. Attenzione, però, che l’azienda non la fa la dimensione della struttura, la fa l’approccio e la filosofia gestionale.
Serve una visione.
Bisogna riuscire immaginare scenari futuri nei quali inserire in modo nuovo e vincente i propri “prodotti” ovvero la creatività, le idee e i progetti di comunicazione.
Serve organizzazione. Le esigenze dei clienti sono sempre più particolari, i tempi più stringenti. Se il tutto non è gestito con efficienza, tenendo sempre d’occhio anche gli aspetti finanziari, scivolare verso la battaglia di prezzo, prima, l’uscita dal mercato, poi, è facile.
I nostri sono servizi “knowledge intensive”, le persone sono tutto e vanno gestite con attenzione e in modo proattivo. E anche qua il ruolo dell’impren­ditore è fondamentale non solo come motivatore e leader ma come “disegnatore” di strutture organizzative. Offrire una comunicazione a 360 gradi, tenendo all’interno tutte le professionalità oggi è economicamente quasi insostenibile. Bisogna sapere individuare con attenzione i core business sui quali puntare in modo verticale e sui quali fare rendere al meglio i collaboratori e bisogna sapere fare rete cercando partnership forti e qualitativa­mente vincenti in un’ottica di filiera.
Serve innovazione.
Il mondo della comunicazione corre veloce. Restare ancorati ai vecchi modelli di business è un suicidio. Innovare nella comunicazione non è semplice e le novità non necessariamente sono digitali. Il ciclo di vita dell’innovazione oggi è cortissimo, quindi non basta innovare una volta, bisogna essere in continuo movimento. Aperti al mondo.
Sarà un’evoluzione dura, forse lunga, ma per molti versi necessaria.
Sicuramente molto del romanticismo del nostro lavoro andrà perso lungo questa strada, ma per fare buona comunicazione (e buona comunicazione vuole dire creatività e servizio) serve un’impresa e un’impresa non può fare a meno di un imprenditore.

Federico Rossi
Sintesi Comunicazione
Tutor per il settore comunicazione business to business

[caption id="attachment_51306" align="alignnone" width="393"]Federico Rossi.1 Federico Rossi[/caption]
Diventa socio

Video