L’occhio del padrone ingrassa il cavallo… e l’agenzia?

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Quanto conta il ruolo dell’imprenditore nelle imprese di comunicazione?

COMITATO SCIENTIFICO
Quello che emerge dalle risposte del Comitato Scientifico è che il ruolo dell’imprenditore è fondamentale ma spesso non sufficiente (da solo) ad ingrossare l’agenzia:
un buon imprenditore deve avere la capacità di investire, interpretando le potenzialità del mercato e identificando trend da seguire, ma deve anche avere spiccate capacità di gestione, sfruttando al meglio le potenzialità dei propri dipendenti e coordinandone le singole professionalità, essendo capace di mantenere il distacco necessario alla sua posizione decisionale.
L’importanza del ruolo ricoperto dall’imprenditore cresce in maniera inversamente proporzionale alla dimensione aziendale: è sempre più raro imbattersi in situazioni in cui l’agenzia è l’imprenditore e sempre più diffuso invece una struttura manageriale articolata in cui l’imprenditore non riesce a dare un impatto personale alla progettualità aziendale.
Circondarsi di collaboratori con punti di vista differenti sulle modalità di raggiungimento di obiettivi comuni è uno dei consigli utili per gli imprenditori delle agenzie di comunicazione.

TUTOR
Nel panorama attuale delle imprese di comunicazione, l’imprenditore ha un ruolo fondamentale a tutti i livelli.
In una struttura imprenditoriale come quella italiana, caratterizzata da società di dimensioni medio-piccole, se non micro, sono spesso i titolari a detenere particolari expertise e know-how, in grado di garantire al cliente (con il quale spesso il rapporto personale è molto forte) la specificità e la qualità del servizio. Queste competenze, ma ancor più le funzioni di controllo e supervisione, non sempre sono demandabili ai collaboratori.
Ma l’imprenditore per definizione ha anche un ruolo manageriale, perché al core business, fare comunicazione, si aggiungono le responsabilità relative alle scelte strategiche da compiere e alla gestione dell’organizzazione. L’imprenditore deve essere infatti il punto di riferimento, la guida, il leader per tutto lo staff: la figura in grado di dare una visione di lungo periodo e un progetto strategico profondo.
Se vogliamo parlare di imprese di comunicazione e non di studi, agenzie e altre forme di aggregazione; se l’obiettivo è crescere e fare impresa, il passaggio a un ruolo prevalentemente manageriale, come peraltro avviene in genere nelle strutture più grandi, sarà inevitabile.

Le strutture che resteranno nella “terra di mezzo” dovranno decidere da che parte andare: ridimensionarsi e gestire il quotidiano, oppure strutturarsi come azienda e provare a pensare in grande. Il passaggio non è semplice perché, storicamente, le agenzie sono state sempre sbilanciate verso la produzione creativa. Ovvero hanno sempre riversato più attenzione all’output del proprio lavoro che non nei processi e nelle strutture organizzative. I titolari di queste strutture, di fatto, raramente si sono mossi come imprenditori,  ma più facilmente come professionisti evoluti.
Professionista evoluto o imprenditore? È forse proprio questa la sfida principale che il titolare di un’impresa di comunicazione si trova oggi a dover affrontare.

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