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vita associativa

07/01/2010 - Sciopero!

Due notizie dal fronte sindacale mi rovinano la giornata. Una è di pubblico dominio: la CGIL – ormai attestata su posizioni oltranziste – ha indetto uno sciopero degli ipergarantiti dipendenti statali “a tutela della Costituzione”.
L’altra è che una multinazionale del nostro comparto, della quale preferisco omettere il nome – non per codardia, ma esclusivamente per non coinvolgere in polemiche l’Associazione che ho l’onore di rappresentare – ha licenziato quattro collaboratori da un giorno all’altro, perché i loro emolumenti (un paio di migliaia di euro al mese) erano da considerarsi eccessivi e non più compatibili, nel presente momento di difficoltà, con il piano di business dell’azienda.
Si sussurra che anche i lavoratori di questa società abbiano in animo di indire uno sciopero.
Ci troviamo davanti, da un lato alla più inutile delle agitazioni sindacali, un’iniziativa del tutto politica e tesa unicamente a surriscaldare ulteriormente il clima del Paese, dall’altro alla sacrosanta protesta di padri e madri di famiglia, rei di godere di un trattamento economico modesto, ma giudicato eccessivo da dirigenti corredati di emolumenti di centinaia di migliaia di euro, gettati da un giorno all’altro in mezzo ad una strada e precipitati nella più nera costernazione a pochi giorni dal Natale.
Nel frattempo, per mantenere i livelli occupazionali e tutelare i loro collaboratori, molte piccole imprese del nostro settore in crisi di domanda, si stanno dissanguando, mentre le multinazionali, attentissime alle questioni finanziarie e pochissimo, o per nulla, ai rapporti umani, procedono come carri armati, tutelando esclusivamente i loro insostituibili supermanager. Va da sé che, tra gli alti papaveri del sindacato, nessuno pensa ad iniziative tese ad ovviare a queste situazioni o ad intervenire per sollecitare la semplificazione delle procedure per una rapida erogazione dei sussidi, peraltro previsti dalla cassa integrazione in deroga, ai dipendenti delle piccole imprese.
E intanto, politologi, sociologi ed osservatori vari della politica, quotidianamente ospiti dei salotti televisivi – tutti munificamente pagati e tutelati – si interrogano sulle ragioni del sempre più precario rapporto tra sindacato e lavoratori.
Verrebbe voglia, se non sembrasse irriguardoso nei confronti di coloro che il lavoro l’hanno perduto, di rivolgersi a costoro, intonando il coro che talvolta si leva negli stadi: “Andate a lavorare”!

Lorenzo Strona
Presidente Unicom

 

 

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